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Corriere del Giorno - 30 agosto 1992
Nuova luce sui Templari dopo un secolo di silenzio
La sua ultima fatica, “Metodologia di ricerca attraverso la toponomastica templare”, con in appendice un interessantissimo “Piccolo Glossario Templare”, offre in primis una luce nuova e specialistica sui toponimi in uso nella letteratura e nella diplomatica dell’Ordine: toponimi che, come è noto, differiscono a volte sottilmente, dal significato tradizionale offerto dai lessici medioevali... Un confronto per tutti: la voce Ballivie corrispondente, nell’opera, ad un raggruppamento di precettorie del Tempio, ovvero a sedi amministrative, e la Bagliva coeva, alla carica esattoriale alla quale Federico II dedicò più articoli nel noto, famoso, Codice di Melfi.
Nella ricerca della Imperio, ancora, si possono trovare spiegazioni specialistiche di oltre cento voci ricavate dalla lettura e dalla interpretazione di atti pergamenacei, dal dapifer (distributore di vivande) al draperius (guardarobiere), dall’accattum (questua), al quadratarius o latomus (scalpellino, tagliapietre). Ogni voce, naturalmente, è suffragata bibliograficamente.
Ma, al di là degli interessantissimi aspetti contenutistici dell’opera, va rilevato che uno dei meriti di questa studiosa consiste nel fatto di attivare sempre e costantemente una grande, tenace voglia di individuare canali inesplorati di ricerca e, superando i cliché tradizionali dell’approfondimento, dare libero sfogo ad una sua innata, sempre viva voglia di conoscenza e di partecipazione agli altri.
Il suo approccio alla fonte appare delicato e sensibile e soprattutto permeato da una naturale umiltà.
Sono molti gli studi della Imperio sinora editi e molti altri ne sono stati programmati per il futuro, tutti incentrati nell’ampliamento di particolari significativi dell’Ordine glorioso.
Speriamo per il futuro che molti altri ricercatori seri come lei continuino altruisticamente ad offrire, sull’altare della conoscenza, l’odoroso incenso recitando sommessamente quel “Non nobis, Domine, non nobis, sed nomine tuo da gloriam“, che da secoli sale incorrotto dalle ceneri dei Templari.