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"Lineamenti del processo inquisitorio nei secoli XIII e XIV"
Giannamaria Caserta e Ciro Tammaro
cm 17x24 - pp. 120 - euro 13,50
Molto è stato scritto fino ad oggi relativamente all’Inquisizione, e in particolare circa l’utilizzo da parte di questo Tribunale di metodi coercitivi quali la tortura; molti autori hanno insistito, in tale direzione, nell’accusare la Chiesa Romana di avere arrecato per mezzo di tale disumana macchina giudiziaria, con una fanatica e feroce repressione basata sul terrore e sui supplizi più crudeli, un’intollerabile offesa alla libera coscienza degli individui, insanguinando il mondo cristiano con il vermiglio bagliore dei suoi roghi.
Tale posizione, assai ideologica, romanzesca e contaminata da evidenti pregiudizi anticlericali, non può essere condivisa perché è palesemente non-scientifica.
Oggi si assiste, in effetti, in ambienti più o meno laici, a dibattiti continui e accesi circa l’inammissibilità e l’illiceità del fenomeno della lotta contro gli eretici durante l’età di mezzo, e si invocano come giusti parametri di valutazione la teoria dei diritti umani, i principi della libertà di religione, dell’uguaglianza delle fedi, del ripudio dei mezzi di repressione violenta del crimine da parte dell’autorità pubblica, ecc. L’applicazione di tali parametri al mondo medievale ed all’istituto dell’Inquisizione è, viceversa, del tutto impropria semplicemente perché anacronistica.
I concetti e le idee cui essi si riferiscono nacquero, infatti, nell’età moderna, frutto del movimento rivoluzionario illuministico, libertario e legalitario, e dunque -nelle loro connotazioni complete e precise- si evidenziarono non prima della metà del XVIII secolo.
Ciascun individuo quando esprime dei giudizi o delle opinioni risente inevitabilmente della propria estrazione sociale, formazione culturale, educazione e di tutto il bagaglio di informazioni ricevute e di esperienze vissute. Ma effettuare un’analisi storica relativa a fatti o circostanze di un’epoca lontana estrapolando questi ultimi dal loro contesto sociale, filosofico e culturale ed interpretandoli alla luce del contesto sociale, filosofico e culturale proprio dell’epoca di chi osserva è un abominio.
Non è storicamente corretto indagare sugli avvenimenti storici di un’epoca utilizzando categorie soggettive, principi e valori non appartenenti a quell’epoca. Sarebbe come osservare un’immagine tramite delle lenti inadatte: la visione risulterebbe sfocata e la realtà verrebbe falsata.
Lo sviluppo morale e intellettuale del mondo cristiano nel medioevo era stato principalmente teologico. Il mondo nel medioevo aveva quindi un ordinamento strutturale e costitutivo che presupponeva, in tutto e sempre, la fede cattolica; era fondato sull’amore di Dio, base di quello per gli uomini, sul rispetto per le leggi della Chiesa e dei suoi diritti quale protettrice dei deboli, sull’obbedienza ai Vescovi e ai principi, ministri di Dio in terra. Chi attentava alla fede e ai suoi dogmi fondamentali, minacciava perciò l’esistenza stessa della società umana e la colpiva al cuore. Per converso, in un’epoca in cui il pensiero umano si esprimeva prevalentemente in categorie e forme teologiche, le dottrine di tipo rivoluzionario e anarchico-insurrezionalista si manifestavano per lo più sotto forma di eresie. Da tutto quanto precede, derivava il carattere di estrema pericolosità, rivestito da ogni specie di eterodossia, nei riguardi dell’ordine sociale.
Fino a che si trovò di fronte solamente a opinioni astratte, la Chiesa fu sostanzialmente tollerante, limitandosi a riprovare e censurare tali costruzioni teoriche nei Concili, infliggendo le relative pene spirituali (interdetto, scomunica, ecc.); ma quando tali opinioni presero a minare la sua gerarchia e la sua organizzazione, che erano la base e la garanzia del funzionamento dell’intera società, allora la Chiesa cominciò a difendersi energicamente, con ogni mezzo utile e ad ogni costo.
L’istituzione del processo inquisitorio costituì, in tale ottica, lo strumento precipuo utilizzato dalla Chiesa di Roma per combattere l’eresia durante il medioevo.
Un’indagine storica non può prescindere dall’esaminare con metodo scientifico l’oggetto della trattazione. Questo saggio, al di là dell’enorme quantità di dati e documenti storici consultati, ha assunto la sovrumana pretesa di analizzare da una prospettiva imparziale ed obiettiva ed in chiave scientifica la struttura ed il funzionamento del Tribunale dell’Inquisizione e del processo inquisitorio medievale. Ci si augura di aver conseguito lo scopo o, quantomeno, di poter suscitare nel lettore seri ed approfonditi spunti di riflessione.
Gli Autori
Giannamaria Caserta, nata a Caserta nel 1969, è Avvocato del Tribunale Apostolico della Rota Romana e avvocato matrimonialista. In qualità di esperta di diritto di famiglia è attualmente Presidente della sezione campana dell’AMI (Associazione Matrimonialisti Italiani).
È autrice di molti contributi scientifici come cultrice di storia del diritto canonico.
Ciro Tammaro è nato a Napoli nel 1970. Già Giudice presso il Tribunale Ecclesiastico Campano e Docente di diritto canonico presso lo Studio Teologico Francescano di Nola, è avvocato civilista.
Ha pubblicato numerosi studi di diritto canonico e di storia medievale sulle principali riviste nazionali ed estere in ambito accademico.